Alluvioni a Genova, ecco le “vedette” dei rivi

Le “vedette dei rivi”. Tablet e smartphone per fotografare dalla finestre della proprie case i livelli dei torrenti durante le allerte meteo e spedire le immagini con un’app al Comune, ma anche sentinelle dei piccoli rivi che nelle alluvioni del 2011 e 2014 hanno messo in seria difficoltà la città [articolo pubblicato su Repubblica Genova]

Le foto del volontariato attivo, i nuovi “osservatori certificati”, vanno ad implementare la forza del tessuto organizzato e convenzionato con il Comune come il Gruppo Genova, che può contare su 275 iscritti e sulle associazioni per un totale di 405 forze disponibili. Per il progetto sono state individuate 53 zone di osservazione nelle aree di tre bacini idrici: Valpolcevera, Bisagno e Cerusa.

«In caso di emergenze, i cittadini volontari potranno effettuare segnalazioni inviando una foto alla Sala Emergenze – spiega l’assessore alla Protezione Civile del Comune, Gianni Crivello –, mentre la formazione sarà curata dai volontari Gruppo Genova». Ma procediamo per ordine. Per il distintivo di “osservatore certificato”, occorre essere maggiorenni e abitare nelle aree a rischio indicate sul sito del Comune. Per quanto riguarda il bacino idrografico Polcevera, le 36 postazioni strategiche sono state individuate vicino ai torrenti Polcevera (area inondata nel 2014 all’altezza della passerella pedonale del viadotto Morandi e sulla sponda destra in area Campi), Torbella (area campo sportivo, dal cimitero di Rivarolo e la zona tra piazza Pallavicini e Castello Foltzer), Riccò e Burba (in via Nostra Signora della Guardia, tra il cimitero della Biacca e l’incrocio con via Romairone), i rivi Fegino (Borzoli bassa), Molinussi (dietro la Centrale del latte), Ruscarolo (via Borzoli, vicino istituto Calvino) e una decina che non hanno neppure un nome.

«Considerando la fragilità del nostro territorio – va avanti Crivello –, soprattutto in relazione al rischio idraulico e idrogeologico per la cui mitigazione sono in corso opere come gli scolmatori del Bisagno e del Fereggiano, un controllo più curato è un importante contributo. L’attività di prevenzione del rischio prevede già un ruolo attivo dei cittadini in quanto sono parte integrante del sistema di protezione civile e soggetti principali per la realizzazione di comunità resilienti», perché solo “un’alleanza tra i cittadini, le istituzioni, le associazioni, gli Ordini e l’Università – aggiunge parlando del tema della resilienza –, potrà costruire una grande cultura di Protezione Civile in grado di ridurre i rischi e garantire la sicurezza». Il presidio territoriale ovviamente verrà mantenuto con i volontariato organizzato e i vigili, quindi visivo, e con le webcam installate lungo le strade.

«Ma questa è un’opportunità, in piena sicurezza, di dare ai cittadini un’occasione per la prevenzione del rischio. Loro segnalano, noi mandiamo qualcuno a controllare. Ripeto, non devono essere loro a farlo». Quella scattate da casa, saranno immagini autorizzate e proprio “per consentire un invio immediato e istituzionale, stiamo creando un’applicazione per i due sistemi operativi più in uso, iOs e Android”, annuncia Crivello. Per il bacino del Bisagno sono richieste 8 postazioni. Nella lista dei corsi d’acqua che vanno tenuti sotto controllo nelle fasi critiche, oltre al torrente, compaiono rivi che soprattutto nell’alluvione del 2011 hanno seminato distruzione. Il Rovare da via Donghi (quello che si era ostruito per una frane e dove la furia dell’acqua aveva inghiottito un motorino), il Cà De Rissi, dell’Olmo, mentre per il bacino del Ceruna, dove sono necessarie 9 torrette d’avvistamento, oltre all’omonimo
torrente figurano altri sei rivi senza nome. «Spesso sono piccoli corsi tombinati, quindi coperti, che in questi anni hanno però provocato disastri.

Come il Torre in piazzale Adriatico o il Fundega, che può essere un nome che non dice nulla, ma che è stato spietato – aggiunge l’assessore Crivello –. In sostanza, il progetto rafforza la partecipazione, ma anche il senso di responsabilità perché tutti siamo protezione civile».

Stefano Origone